ASTROLOGIA: la teoria dell'uovo
Nicolò Vignatavan
Enunciato:
lo sviluppo temporale dell'anno, inteso come sommatoria di giorni dal primo al 365esimo, determina un attraversamento da parte dell'essere umano di un percorso naturale ed astrologico complesso, articolato nella variazione delle stagioni, dei climi, della luminosità e della posizione degli astri.
Il segno zodiacale, l'ascendente e la stagione in cui si è nati risultano componenti fondamentali per avere coscienza di sè e per saper interpretare, da questo punto di vista, la propria esistenza in relazione alle variazioni annuali degli astri e della natura.
In primo luogo, il nostro giorno di nascita risulta indispensabile per determinare il nostro indirizzo caratteriale nel rapporto con gli altri e con la natura: esso, per così dire, definisce il nostro baricentro psicologico, il nostro Segno: questo perchè il giorno di nascita evidenzia la mensilità, rispetto all'anno e, dunque, alla rivoluzione della terra, a cui noi, necessariamente, dobbiamo fare riferimento.
In secondo luogo, il nostro ascendente determina la vetta, la punta, l'apice a cui il segno si riferisce e la sua direzione. Se il segno è il nostro baricentro psicologico temporale, l'ascendente, associato al momento del giorno in cui siamo nati e, quindi, al moto di rotazione del pianeta, risulta, invece, la cuspide, l'immediatezza temporale.
Il segno, associato al moto di rivoluzione, esprime la nostra infinitezza temporale, mentre l'ascendente ne esprime l'immediatezza.
Esempio: nel mio caso, di segno Sagittario e di ascendente Leone, il mio carattere risulta, in questi termini, riflessivo, divergente, espansivo, nel complesso e in maniera diffusiva nel corso dell'anno, con polarità principale a novembre-dicembre e nei mesi adiacenti, con una cuspide di immediatezza ed energia tipica del Leone nel periodo di luglio-agosto. Le caratteristiche del sagittario mi derivano come sfondo, come corpo, come baricentro, come rivoluzione temporale, e mi contraddistinguono in maniera diffusiva, mentre le caratteristiche del leone mi si danno come particolarità, come vetta, come vacanza, come immediatezza rotazionale.
La teoria dell'uovo:
la modalità di interpretazione delle costanti zodiacali sopra descritta la definisco come teoria dell'uovo, poichè così come la forma dell'uovo è descritta da un baricentro basso, divergente e diffusivo ed una punta, una vetta convergente e tendente verso l'alto, così l'essere umano ha un segno ed un ascendente con le stesse caratteristiche.
Modalità di interpretazione dell'annualità attraverso i segni:
indipendentemente dal proprio segno e ascendente e a linee molto molto generali, a mio parere, per interpretare al meglio il susseguirsi delle stagioni rispetto ai segni zodiacali, bisogna conoscere queste costanti ed aver ben chiaro che: i mesi autunnali ed invernali, dotati di scarsa luminosità e freddi, rappresentano lo sviluppo divergente dell'essere, la riflessione, la storicità, la differenza dei segni, la visione verticale dell'esserci, l'amore ed il mondo della vita, mentre i mesi primaverili ed estivi, dotati di grande luminosità e calore, rappresentano l'immediatezza, la nascita, la vista, lo spostamento, la razionalizzazione del segno, la visione orizzontale dell'esserci, l'amicizia ed, in definitiva, l'energia e la tecnica. In questi termini, ritengo che l'anno inizi a Settembre e termini ad Agosto, astrologicamente, poichè a Settembre, per i motivi precedentemente esplicati, vi è il concepimento dell'anno, la gravidanza in inverno, la nascita e la crescita in primavera ed estate.
I tre segni principali, a mio parere, risultano il sagittario, riferito al solstizio d'inverno, proprio del pensiero riflettente, l'ariete, riferito all'equinozio di primavera, proprio dello spostamento corporeo, e la vergine, riferito all'equinozio d'autunno, proprio del pensiero calcolante. Gli altri segni sono generati come sfaccettature di questi tre cardini.
martedì 9 ottobre 2018
Nicolò Vignatavan - La famiglia e gli amici. Il rap e le rime, il ballo come sport fondamentale e CURA, la rotondità della palla
SOCIOLOGIA: La famiglia e gli amici. Il rap e le rime, il ballo come sport fondamentale e CURA, la rotondità della palla
Nicolò Vignatavan.
Enunciato: la questione è centrale per tutti, nessuno può esserne escluso: riuscire ad interpretare nel migliore dei modi tale rapporto è la chiave per sviluppare una condotta di vita felice e rotonda.
Parlando di famiglia, il genitore è tale quando riesce a condurre il figlio (ed il futuro nipote) nel suo futuro, indirizzandolo attraverso la propria educazione, il proprio esempio e la propria storia. Allo stesso tempo, egli deve riconoscere nel figlio la sua discontinuità, che lo rende rivoluzionario rispetto alla Parentela, ed ascoltarla, per poi amarla.
Il figlio non è tale poichè biologico, ma lo è perchè con lui il genitore instaura un collegamento, un riconoscimento, un nesso generazionale.
In quest'ottica, l'amore più sincero e vero risulta quello verso un figlio adottivo (nel senso comune del termine e/o biologico, ma con una differenza corporale e mentale dal genitore), poichè è frutto del lavoro di riconoscimento dell'alterità, al contrario di quello per un figlio biologico, derivante dalla dipendenza derivata dal fatto di dover proiettare se stessi nel futuro attraverso il figlio, inteso come protesi materiale e come prodotto di una riproduzione corporea.
Il nesso storico si sviluppa sì nel riconoscimento padre - figlio, ma ancor di più in quello nonno - nipote o zio - nipote, poichè, tenendo presente, secondo gli studi di Mendel, che l'eredità si trasmette saltando una generazione, allora è quello lo scarto generazionale più veritativo.
Il padre non deve desiderare un figlio maschio, ma una figlia femmina: è lì che si valuta il reale valore della genitorialità, nell'istruire con amore la nuova generazione, riconoscendone l'alterità.
Il figlio, nei confronti del padre, deve essere, in prima istanza, rispettoso per il suo Nome, incondizionatamente, e, conseguentemente, deve recuperare i suoi insegnamenti che possono fornire una via di interpretazione del mondo e che testimoniano un nesso generazionale ed abbandonare gli altri.
Infine, non cogliere il nesso con la nuova generazione, non educare, non darsi all'alterità...risulta un errore narcisistico.
Se la famiglia rappresenta lo sviluppo sociale verticale, l'amicizia rappresenta quello orizzontale: un amico è tale, quando, a mio parere, in lui riesco a riconoscere una storicità unica ed irripetibile, quando in lui vedo un compagno che mi vuole bene disinteressatamente.
L'amicizia, risulta, dunque, un valore imprescindibile ed eterno, poichè storico.
Il rapporto famigliare, a mio parere, non deve essere confuso con quello d'amicizia: quest'ultimo dev'essere sviluppato in modalità orizzontale rotazionale, in quantità tanto maggiore quanto è nelle proprie possibilità. Al contrario, il rapporto famigliare dev'essere sviluppato in maniera lineare. Vedere lo stesso amico più volte ripetutamente, per esempio, senza spezzare la linea e senza sviluppare una rotazione, non introducendo, dunque, un nuovo - vecchio amico nel ciclo, condurrebbe ad una traslazione errata dalla visione orizzontale a quella verticale, e viceversa si verificherebbe lo stesso errore.
Meglio, dunque, condurre i due modi di rapportarsi in maniera separata e coerente con quanto detto.
Per chiudere il discorso, l'amicizia non è qualcosa che si coltiva in gruppo, bensì qualcosa che si sviluppa dialogicamente, in un rapporto binario, rotazionalmente, dal primo amico a quello successivo, per ripartire dal primo quando è finito il ciclo, introducendone di nuovi: di ognuno, di volta in volta, si riesce a recuperare la storicità ed a consolidarla. Solo così l'amicizia può risultare storica, cosa che non può accadere nell'indifferenziato del gruppo.
Per quanto riguarda la linearità famigliare, essa dev'essere costituita, a mio parere, da un rapporto di avvicinamento - allontanamento, conquista - riconquista, completezza - mancanza temporale, continui, sempre alla ricerca della serenità, ma indispensabili per mantenere le polarità famigliari intatte. La chiusura reciproca dei famigliari, o, in opposizione, la perdita, sono elementi negativi che abortiscono le polarità e le polverizzano.
A livello di tempistiche, nella relazione lavoro - famiglia - amicizia, il primo termine deve essere preponderante rispetto al secondo, il quale deve essere preponderante rispetto al terzo. Questo perchè, se l'amicizia, temporalmente, sovrasta la famiglia, si ricade nell'errore prima citato per cui vi è una traslazione dell'orizzontalità nella verticalità e, se, invece, gli ultimi due termini superano e precedono il primo, vi è un misconoscimento della propria identità, che deriva appunto dal lavoro e che è attributo fondamentale per interpretare sia la vita famigliare che l'amicizia.
La visione verticale dello sviluppo dell'essere, che ha nascita con il fidanzamento, vive la sua eternità nel primo anno della sua sussistenza, a mio parere, poichè le prime stagioni del rapporto sono quelle irripetibili, le fondamentali.
Parlando di sport, quello, a mio parere, fondamentale, rispetto a tutti gli altri, poichè espressione dell'armonia umana, del rapporto con la natura e della rotondità della vita, risulta, sicuramente, il ballo (e la danza), poichè può essere praticato amatorialmente ed in maniera dilettantistica, con gli amici (visione orizzontale, di cui ho parlato prima), nelle sale da ballo, ma anche, professionalmente, in gare nazionali, mondiali ed alle olimpiadi (danza sul ghiaccio / pattinaggio di figura sul ghiaccio).
Se gli psichiatri sostengono come nella letteratura medica non siano presenti casi di tumori di alcun tipo nei pazienti schizofrenici, cioè quelle persone che esprimono senza cesura le loro diverse personalità, in pieno, (però, purtroppo, senza mediazioni), allora, seguendo induttivamente tale statistica, il ballo e la musica risultano la cura principale del male, in senso lato, poichè attraverso tali attività gli esseri umani possono esprimere le loro personalità in maniera divergente e senza vincoli corporei e mentali.
Il rap (e il reggaeton), associato alla danzaterapia, è la più alta espressione della musica, poichè associa il Verbo alla ritmica e con il parlato: attraverso le rime la Grammatica si incastra melodicamente con il linguaggio.
La palla, (come la ruota ed il movimento delle gambe), per lo sport, risulta l'elemento fondamentale: tutti gli sport che utilizzano la palla hanno a che vedere con la rotondità della vita.
Nicolò Vignatavan.
Enunciato: la questione è centrale per tutti, nessuno può esserne escluso: riuscire ad interpretare nel migliore dei modi tale rapporto è la chiave per sviluppare una condotta di vita felice e rotonda.
Parlando di famiglia, il genitore è tale quando riesce a condurre il figlio (ed il futuro nipote) nel suo futuro, indirizzandolo attraverso la propria educazione, il proprio esempio e la propria storia. Allo stesso tempo, egli deve riconoscere nel figlio la sua discontinuità, che lo rende rivoluzionario rispetto alla Parentela, ed ascoltarla, per poi amarla.
Il figlio non è tale poichè biologico, ma lo è perchè con lui il genitore instaura un collegamento, un riconoscimento, un nesso generazionale.
In quest'ottica, l'amore più sincero e vero risulta quello verso un figlio adottivo (nel senso comune del termine e/o biologico, ma con una differenza corporale e mentale dal genitore), poichè è frutto del lavoro di riconoscimento dell'alterità, al contrario di quello per un figlio biologico, derivante dalla dipendenza derivata dal fatto di dover proiettare se stessi nel futuro attraverso il figlio, inteso come protesi materiale e come prodotto di una riproduzione corporea.
Il nesso storico si sviluppa sì nel riconoscimento padre - figlio, ma ancor di più in quello nonno - nipote o zio - nipote, poichè, tenendo presente, secondo gli studi di Mendel, che l'eredità si trasmette saltando una generazione, allora è quello lo scarto generazionale più veritativo.
Il padre non deve desiderare un figlio maschio, ma una figlia femmina: è lì che si valuta il reale valore della genitorialità, nell'istruire con amore la nuova generazione, riconoscendone l'alterità.
Il figlio, nei confronti del padre, deve essere, in prima istanza, rispettoso per il suo Nome, incondizionatamente, e, conseguentemente, deve recuperare i suoi insegnamenti che possono fornire una via di interpretazione del mondo e che testimoniano un nesso generazionale ed abbandonare gli altri.
Infine, non cogliere il nesso con la nuova generazione, non educare, non darsi all'alterità...risulta un errore narcisistico.
Se la famiglia rappresenta lo sviluppo sociale verticale, l'amicizia rappresenta quello orizzontale: un amico è tale, quando, a mio parere, in lui riesco a riconoscere una storicità unica ed irripetibile, quando in lui vedo un compagno che mi vuole bene disinteressatamente.
L'amicizia, risulta, dunque, un valore imprescindibile ed eterno, poichè storico.
Il rapporto famigliare, a mio parere, non deve essere confuso con quello d'amicizia: quest'ultimo dev'essere sviluppato in modalità orizzontale rotazionale, in quantità tanto maggiore quanto è nelle proprie possibilità. Al contrario, il rapporto famigliare dev'essere sviluppato in maniera lineare. Vedere lo stesso amico più volte ripetutamente, per esempio, senza spezzare la linea e senza sviluppare una rotazione, non introducendo, dunque, un nuovo - vecchio amico nel ciclo, condurrebbe ad una traslazione errata dalla visione orizzontale a quella verticale, e viceversa si verificherebbe lo stesso errore.
Meglio, dunque, condurre i due modi di rapportarsi in maniera separata e coerente con quanto detto.
Per chiudere il discorso, l'amicizia non è qualcosa che si coltiva in gruppo, bensì qualcosa che si sviluppa dialogicamente, in un rapporto binario, rotazionalmente, dal primo amico a quello successivo, per ripartire dal primo quando è finito il ciclo, introducendone di nuovi: di ognuno, di volta in volta, si riesce a recuperare la storicità ed a consolidarla. Solo così l'amicizia può risultare storica, cosa che non può accadere nell'indifferenziato del gruppo.
Per quanto riguarda la linearità famigliare, essa dev'essere costituita, a mio parere, da un rapporto di avvicinamento - allontanamento, conquista - riconquista, completezza - mancanza temporale, continui, sempre alla ricerca della serenità, ma indispensabili per mantenere le polarità famigliari intatte. La chiusura reciproca dei famigliari, o, in opposizione, la perdita, sono elementi negativi che abortiscono le polarità e le polverizzano.
A livello di tempistiche, nella relazione lavoro - famiglia - amicizia, il primo termine deve essere preponderante rispetto al secondo, il quale deve essere preponderante rispetto al terzo. Questo perchè, se l'amicizia, temporalmente, sovrasta la famiglia, si ricade nell'errore prima citato per cui vi è una traslazione dell'orizzontalità nella verticalità e, se, invece, gli ultimi due termini superano e precedono il primo, vi è un misconoscimento della propria identità, che deriva appunto dal lavoro e che è attributo fondamentale per interpretare sia la vita famigliare che l'amicizia.
La visione verticale dello sviluppo dell'essere, che ha nascita con il fidanzamento, vive la sua eternità nel primo anno della sua sussistenza, a mio parere, poichè le prime stagioni del rapporto sono quelle irripetibili, le fondamentali.
Parlando di sport, quello, a mio parere, fondamentale, rispetto a tutti gli altri, poichè espressione dell'armonia umana, del rapporto con la natura e della rotondità della vita, risulta, sicuramente, il ballo (e la danza), poichè può essere praticato amatorialmente ed in maniera dilettantistica, con gli amici (visione orizzontale, di cui ho parlato prima), nelle sale da ballo, ma anche, professionalmente, in gare nazionali, mondiali ed alle olimpiadi (danza sul ghiaccio / pattinaggio di figura sul ghiaccio).
Se gli psichiatri sostengono come nella letteratura medica non siano presenti casi di tumori di alcun tipo nei pazienti schizofrenici, cioè quelle persone che esprimono senza cesura le loro diverse personalità, in pieno, (però, purtroppo, senza mediazioni), allora, seguendo induttivamente tale statistica, il ballo e la musica risultano la cura principale del male, in senso lato, poichè attraverso tali attività gli esseri umani possono esprimere le loro personalità in maniera divergente e senza vincoli corporei e mentali.
Il rap (e il reggaeton), associato alla danzaterapia, è la più alta espressione della musica, poichè associa il Verbo alla ritmica e con il parlato: attraverso le rime la Grammatica si incastra melodicamente con il linguaggio.
La palla, (come la ruota ed il movimento delle gambe), per lo sport, risulta l'elemento fondamentale: tutti gli sport che utilizzano la palla hanno a che vedere con la rotondità della vita.
Nicolò Vignatavan - Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) nell'età della tecnica
PSICOLOGIA: Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) nell'età della tecnica
Nicolò Vignatavan
Enunciato: Il pensiero ossessivo compulsivo, cioè quel meccanismo mentale per cui un pensiero si sviluppa in maniera ripetitiva, circolare e temporalmente convergente, risulta una caratteristica tipica dell'età della tecnica.
La riduzione della pluralità in identità, della divergenza in convergenza, del mondo della vita in mondo dell'ente, determina una necessità intellettiva dell'essere umano di convogliare la temporalità dilatata in un fotogramma visivo, in un t=k cartesiano, in uno Schema.
Tutto ciò in funzione del fatto che la realtà non può che essere, in questa visione del mondo, Una ed Una sola, stante in sè secondo il principio di identità e di non contraddizione, a discapito delle sue variazioni storiche.
Per questi motivi, a mio parere, il pensiero ossessivo compulsivo, ovvero la modalità mentale dell'età tecnica, che vincola la mente nella ripetizione di procedimenti semplici e convergenti ad un'unità, tendenti alla certezza ed alla sicurezza di una fattualità, è la modalità centrale del funzionamento dell'Intelletto nella nostra generazione.
Elemento che determina il passaggio dal pensiero compulsivo in disturbo compulsivo è, sicuramente, la differenza dell'oggetto pensato dal soggetto. Se tale oggetto risulta un fatto, od un sentimento di carattere traumatico, la compulsività e la ripetizione di tale pensiero determina il disturbo; al contrario, se la ripetizione si sviluppa su una tematica divergente, sorgiva e positiva a livello sentimentale, la ripetizione si esaurisce in una "dolce paranoia".
Obiettivo dell'uomo nell'età della tecnica, relativamente a questa modalità di pensiero, è di riuscire a recuperare la verità che elimina la negatività e che, seppur semplice e ridotta ad unità, ci permetta di cogliere la dolce paranoia e non il trauma che, ripetuto a +oo, ci condurrebbe in una nevrosi infinita.
Nicolò Vignatavan
Enunciato: Il pensiero ossessivo compulsivo, cioè quel meccanismo mentale per cui un pensiero si sviluppa in maniera ripetitiva, circolare e temporalmente convergente, risulta una caratteristica tipica dell'età della tecnica.
La riduzione della pluralità in identità, della divergenza in convergenza, del mondo della vita in mondo dell'ente, determina una necessità intellettiva dell'essere umano di convogliare la temporalità dilatata in un fotogramma visivo, in un t=k cartesiano, in uno Schema.
Tutto ciò in funzione del fatto che la realtà non può che essere, in questa visione del mondo, Una ed Una sola, stante in sè secondo il principio di identità e di non contraddizione, a discapito delle sue variazioni storiche.
Per questi motivi, a mio parere, il pensiero ossessivo compulsivo, ovvero la modalità mentale dell'età tecnica, che vincola la mente nella ripetizione di procedimenti semplici e convergenti ad un'unità, tendenti alla certezza ed alla sicurezza di una fattualità, è la modalità centrale del funzionamento dell'Intelletto nella nostra generazione.
Elemento che determina il passaggio dal pensiero compulsivo in disturbo compulsivo è, sicuramente, la differenza dell'oggetto pensato dal soggetto. Se tale oggetto risulta un fatto, od un sentimento di carattere traumatico, la compulsività e la ripetizione di tale pensiero determina il disturbo; al contrario, se la ripetizione si sviluppa su una tematica divergente, sorgiva e positiva a livello sentimentale, la ripetizione si esaurisce in una "dolce paranoia".
Obiettivo dell'uomo nell'età della tecnica, relativamente a questa modalità di pensiero, è di riuscire a recuperare la verità che elimina la negatività e che, seppur semplice e ridotta ad unità, ci permetta di cogliere la dolce paranoia e non il trauma che, ripetuto a +oo, ci condurrebbe in una nevrosi infinita.
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